“Esiste un’unica rivoluzione possibile ed è quella che si fa da soli, quella che avviene nell’individuo,
che si sviluppa in lui con lentezza, con pazienza, con disubbidienza.”

(Oriana Fallaci)

***La mia disubbedienza

La disubbedienza, una libertà che mi è sempre piaciuta tanto.

Disubbidire alle banalità, al tono di voce basso quando i decibel scuotono e rimettono al suo posto una rispettosa attenzione.

Disubbidire alla cocciutaggine ignorante, con leggerezza, ironia e dati certi.

Disubbidire alla mediocrità, ricordando che le rughe non vanno di pari passo con i neuroni, ma con le risate o le lacrime.

Disubbidire all’apparire, dimostrando di essere.

Disubbidire a preghiere momentaneamente utili, riposte con frenesia nell’astuccio del rosario in pelle bianca.

Disubbidire al desiderio di allontanare bianco e nero, cantando Ebony and Ivory.

 Disubbidire allo scrivere poco e pensare ancor meno, con quella fretta che è madre di ascolti senza contenuti.

Disubbidire alla folla di un concerto senza batteria, per sentire in solitudine il vibrare di un’arpa.

Disubbidire.

Si paga il biglietto, la vita lo rimborsa nel tempo.

***Paola