La nuvoletta
Tracce d’amore

Erano esposti all’ultimo piano di un grande magazzino in centro città.
Un divanetto e una poltroncina. Negli anni settanta il tubolare rosso lacca che dava forma allo scheletro era una novità.
Tessuto dello stesso colore, trapuntato, una seduta comoda.
Il salottino del mini appartamento universitario era una pausa di colore nel bianco appena rinfrescato.

Attraverso esperienze scandite dal tempo, la poltroncina era rifugio per scelte da acerbi studenti,
era appoggio dei cappotti di amici di passaggio, confidente di amori a senso unico.
Faceva la sua parte, robusta, fedele, elegante compagna di brevi riposi nei pomeriggi assolati.

La vita non la escluse mai, la portò con sé nella casa in affitto di giovani sposi.

Rimase in silenziosa attesa nella sua nuova camera, leggermente sbiadita dall’esperienza,
curva per aver accolto storie di giovani che si facevano adulti.

La piccola dormiva, quietata dalla cantilena che la sera concludeva le scoperte sul mondo di occhi vispi,
incorniciati da capelli rossi tramandati da generazioni.

“Mamma, mi racconti la storia della nuvoletta?”

La poltroncina era complice, reggeva la calma della voce in racconto.

“C’era una volta una nuvoletta molto triste, perché non aveva acqua nella pancia.
Piccina, guardava in alto grandi nuvole bianche, infiocchettate tra loro, a volte rincorse da quelle più vecchie di colore grigio.

Un giorno un torrente di montagna senti il lamento della nuvoletta e le disse:
– Vieni con me, ti aiuto io. Segui il mio corso, divertiti a rimbalzare tra le pietre e a schizzare saltando.-

La nuvoletta si buttò in acqua e iniziò a nuotare, nuotare, nuotare e pian piano le si gonfiò la pancia, finché non riuscì più a stare nel torrente. Era diventata grande, piena di acqua e bianchissima.

Così bella andò verso l’alto dove erano le nuvole grandi. Gonfie e invidiose guardarono Nuvoletta e si allontanarono.

Nuvoletta salì in alto in alto e divenne la regina di tutto quel bel cielo azzurro e visse felice e contenta.“

Il ripetersi di suoni rassicuranti, più che di parole, chiudeva gli occhi della bimba sul mondo.
Il torrente di curiosità e gioia di vivere avrebbe concluso, anche la sera dopo, il suo desiderio di addormentarsi con mamma vicino.

La poltroncina, che negli anni vide passare nuvole, sole, giornate di pioggia o di neve
continua ad ascoltare il ritmo del sonno di un’anima che in quel grande magazzino, tanti anni addietro la volle per sé.

A mia figlia Alessandra